Virus

Posted by admin on December 21st, 2009 filed in V

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«Difficile intervenire dopo la dissertazione dell’illustre collega. Sfortunatamente siamo tutti di razza umana, anche se magari a vedere alcuni di noi non si direbbe.
Ciò che rende diversi i cosiddetti vampiri e licantropi sono i diversi tipi di infezione, per cui piuttosto che di razze sarebbe opportuno parlare di patologie. Su questo tuttavia non tutti sarebbero d’accordo con me: c’è chi ancora si ostina a parlare di maledizioni, si sente male appena qualcuno incrocia di fronte al suo naso due bacchette da sushi, aspetta di essere invitato prima di entrare. Queste forme di isteria collettiva, che tanto affliggono la nostra Europa, meritano di rimanere rinchiuse nell’ambito dell’autosuggestione, e come tali non dedicherò loro ulteriore tempo in questa dissertazione. Maggiore attenzione dedicherò invece a ciò che realmente ci differenzia dai soggetti non infetti e, ancora più importante, alla natura delle differenze tra infetto e infetto. Per amore di chiarezza, utilizzerò espressioni poco scientifiche ma di pubblico dominio. Del resto, dopo la dissertazione del collega, penso che la cosa mi possa essere perdonata.

Infetti notturni
Il contagio avviene, come ben sappiamo, quando un liquido corporeo infetto viene a contatto delle mucose o di lesioni cutanee o penetra nell’organismo: è stato dimostrato tuttavia come il virus del ceppo notturno sia lento ad attecchire, e possa impiegare anche svariati decenni a prendere il controllo dell’organismo una volta entrato in circolo. Per questo, il metodo più rapido per indurre l’infezione è sempre stato tradizionalmente identificato con lo “svuotamento” dell’ospite e l’inserimento di nuovo sangue completamente infetto. Il virus nella sua forma più comune si presenta con i tipici sintomi di quello che il folklore definisce vampirismo: spiccata fotofobia, emofilia, rapida rigenerazione cellulare. Queste caratteristiche hanno al contempo effetti positivi e negativi sull’organismo, e come tale devono essere trattate. Si prenda ad esempio la rigenerazione. Purché l’infetto sia adeguatamente nutrito, il suo metabolismo può rigenerare qualunque tipo di lesione, ferita e frattura, fatta esclusione per quelle al cuore e al cervello. Se il cuore viene colpito e fisicamente impossibilitato alla rigenerazione, l’infetto cade in uno stato simile al coma. Il cervello invece è la sede della mutazione: se distrutto, l’infetto va incontro alla cessazione di ogni funzione neurologica e solo l’azione combinata di un mutaforma (per rigenerare i danni fisici) e di un esper (per rigenerare i danni cerebrali e infondere l’impulso elettromagnetico necessario) possono riportarlo in “funzione”. Se da un lato può essere un vantaggio, dall’altro la rigenerazione delle cellule impedisce ogni forma di sviluppo muscolare: in poche parole, l’infetto rimane esattamente com’era quando è morto, senza nessuna possibilità di miglioramento. Questo naturalmente a meno che non si tratti di un infetto mutaforma, ma in ciò mi addentrerò, con il vostro permesso, più tardi.
L’infetto, dicevamo, presenta una peculiare sensibilità al calore, alla luce e ai raggi uv, l’intensità richiesta per generare un’ustione è un decimo rispetto a quella richiesta per generare la stessa ustione su un non infetto, e tale condizione sembra peggiorare con l’età. Non è da escludere che un infetto notturno particolarmente antico possa consumarsi e bruciare alla luce del sole come farebbe un mortale nella camera di un reattore nucleare. Motivo per cui spero vogliate perdonare il mio ritardo questa sera.
Il metabolismo dell’infetto è poi dipendente da una proteina presente solo nel sangue, la CPR15 reattiva, e in maggiore quantità nel sangue umano: l’unica sostanza che può essere assimilata è il sangue, o qualunque altra sostanza purché ad esso combinata. Questa è forse la principale causa di ogni disordine sociale legato all’infezione, ma non entrerò nel merito sociologico della questione perché ritengo che altri colleghi più qualificati lo faranno nel corso della serata. Da parte mia posso solo riconoscere la natura comune delle infezioni notturne, pur nelle loro differenti manifestazioni. Personalmente non ritengo che il virus conferisca facoltà soprannaturali: semplicemente risveglia in noi capacità sopite, già esistenti. E’ così che arriviamo ad ottenere che alcuni infetti rivelino facoltà esp o di mutaforma.

Anche in questo caso, per uniformarmi alla dissertazione del collega, potrei usare un termine di più larga diffusione e chiamarli stregoni. Il termine esper, in effetti, è piuttosto improprio se consideriamo l’innegabile natura elettromagnetica di tali facoltà. Percezioni come la lettura del pensiero, quella comprensione dei linguaggi delle macchine che oggi viene sperimentata in Cina e Giappone, la percezione delle mutazioni atmosferiche e  la lettura delle tracce energetiche sono, anzi, tratti spesso considerati secondari rispetto a chi è in grado di muovere oggetti con la mente, scatenare tempeste o, almeno in teoria, aprire varchi spazio-dimensionali. In questo senso, la potenzialità dell’esper è superiore a quella di chi si deve accontentare di manipolare la materia organica. Tuttavia è stato empiricamente sperimentato come sia necessario un superiore livello di esperienza e controllo: se così non fosse, ci sono pochi dubbi che l’aspetto attuale del nostro pianeta sarebbe stato plasmato più dalle catastrofi naturali che dalle epidemie. D’altro canto i mutaforma hanno dalla loro parte un più stretto contatto con la materia d’influenza delle loro facoltà.

Mutaforma diurni
Quelli che la leggenda ha chiamato berserker o licantropi nascono come mutazione del virus notturno, che tenta di adattarsi eliminando alcuni elementi troppo debilitanti per l’ospite. Il risultato è un mutaforma che non soffre la luce del sole e il cui metabolismo è in gran parte dipendente da proteine facilmente ritrovabili nella carne cruda. Il livello di tolleranza al digiuno, inoltre, è superiore rispetto a quello di un infetto notturno: aggirandosi attorno ai 40 giorni, il suo ciclo nutritivo è stato in passato collegato alla luna, anche se ogni prova scientifica della correlazione tra campi magnetici e berserker del licantropo sono ancora relegati nel territorio della speculazione e della sperimentazione.

Necrosi degenerativa africana
Antecedente al virus notturno e, secondo alcuni, antico come l’umanità, il ceppo originale del virus si presenta in forma completamente distruttiva, eliminando quasi tutte le funzioni cerebrali dell’infetto. La rigenerazione cellulare cessa al momento dell’infezione, portando i tessuti verso il loro naturale decadimento come dopo un decesso, e l’infetto presenta una locomozione lenta e scoordinata, un’acuta attrazione per la carne cruda e il sangue (che hanno la sola funzione di consentire la riproduzione del virus e non vengono assimilati dall’organismo) e una totale inerzia nei confronti degli stimoli esterni, compreso il dolore. Questo tipo di infetto è quello che la cultura popolare ha etichettato come zombi

Balthazar Konstantinovič, dissertazione in difesa delle teorie di Trelawney,
dipartimento di virologia dell’Edinburgh’s Centre for Infectious Diseases
21 giugno 2016

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